PROGETTI IN GARA

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neo-laureati o studenti di scuole di moda

Alessandro Bonasi

WHAT’S HIDDEN BEHIND A PLEAT – 2026

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La collezione esplora una visione contemporanea del menswear attraverso la reinterpretazione della sartoria classica. I codici tradizionali vengono decostruiti e trasformati attraverso asimmetrie, drappeggi, spalle scoperte e proporzioni inaspettate, creando un dialogo tra struttura e fluidità. Le vite definite contrastano con pantaloni ampi e allungati, mentre le giacche scultoree trasformano elementi sartoriali familiari in silhouette più espressive e non convenzionali. In tutta la collezione, il rapporto tra corpo e abito assume un ruolo centrale: alcune parti del corpo vengono rivelate, mentre altre sono enfatizzate attraverso volumi e costruzioni. Una palette raffinata di nero, marrone profondo e verde tenue rafforza l’eleganza e la continuità visiva dei look. Combinando la precisione della sartoria con forme più morbide e fluide, la collezione mette in discussione i codici tradizionali del menswear e propone un’interpretazione sofisticata, sensuale e contemporanea della mascolinità.

Giulia Calandrini

INFEST – Naked not undiscovered 2026

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L’idea nasce dal silenzio, senza correre dietro al mondo. È una riflessione sull’introversione, sull’autenticità e sul rispetto di se stessi: sul mostrare ciò che siamo realmente, senza indossare maschere per adattarsi ai contesti.‘Infest’ rappresenta una presenza lenta ma viva, una forza che cresce silenziosa nell’intimità. Qui il silenzio non è assenza. ‘Naked’ è la vulnerabilità, ciò che si è; ‘Not Undiscovered’ è il rifiuto di nascondersi, di sgomitare o di urlare per esistere.

Gongyi Guo

L’appuntamento 2026/2027

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Esiste un incontro che precede tutti gli altri. Silenzioso. Invisibile. Necessario. È l’appuntamento con sé stessi. Da questa idea nasce L’Appuntamento: una riflessione sulla dualità che abita ogni individuo, sull’istante in cui due forze apparentemente opposte smettono di respingersi e iniziano a dialogare.
-.L’architettura incontra il gesto.-
-.Il rigore incontra il gioco.-
-.La disciplina incontra l’istinto.-
Ogni capo diventa il luogo di questa tensione. La forma non impone, accompagna. La struttura non limita, rivela. Gli opposti non cercano una sintesi, ma una convivenza. È proprio nello spazio che li separa e allo stesso tempo li unisce che prende forma una nuova idea di equilibrio.
-.Perché ogni incontro autentico lascia una traccia.- E il primo, il più raro, è sempre quello con sé stessi.

Marco Triggiani

Timeless Warriors / AEON[X] 2026

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Timeless Warriors reinterpreta l’archetipo del guerriero attraverso una lente contemporanea, fondendo riferimenti militari, estetiche futuristiche, immaginario fantascientifico e ispirazioni raccolte durante viaggi nel Sud-est asiatico. Al centro si colloca il concetto di starseed, un’entità guida che simboleggia l’evoluzione e la trasformazione umana. Questa visione si sviluppa in AEON[X], una capsule di outerwear modulare in cui i capi funzionano come armature contemporanee: protettive, adattabili ed espressive. Tessuti tecnici, superfici trattate, elementi regolabili e componenti removibili creano un equilibrio tra funzionalità ed estetica. Attraverso silhouette protettive, costruzioni asimmetriche e design modulare, la collezione esplora i temi dell’identità, della trasformazione e della resilienza, immaginando l’abito come oggetto narrativo e come strumento di interazione tra corpo, tecnologia e ambiente urbano.

Irene Biagetti

SOMASTUDIO

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SOMA STUDIO nasce dall’idea che l’abbigliamento non sia semplice decorazione, ma struttura. Non è moda intesa come tendenza stagionale: è architettura applicata al corpo. Il brand si muove in uno spazio preciso tra minimalismo, costruzione sartoriale e sensualità disciplinata, creando capi che non espongono il corpo ma lo scolpiscono. L’estetica si fonda su un principio chiave: la presenza. I capi non gridano per attirare attenzione; costruiscono un’aura. Ogni silhouette è progettata per definire il corpo attraverso linee verticali, punti vita marcati e volumi controllati. Una delle principali fonti di ispirazione è il minimalismo degli anni ’90. In quel periodo molti designer hanno iniziato a eliminare il superfluo per concentrarsi su ciò che davvero definisce un capo: linee, taglio e silhouette. La moda diventa più pulita, più essenziale, ma allo stesso tempo molto più potente visivamente. I capi non hanno bisogno di stampe o decorazioni perché la forza sta nella struttura del corpo e nella precisione sartoriale.

Martina Ruscelli

TOCCANTE  2026

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Un tocco, una carezza, un nodo. Impulsi elettrici che percorrono la pelle, un brivido che corre lungo la schiena, un’armatura indossata per proteggere questa vulnerabilità. Sensazioni fisiche che fanno venire la pelle d’oca, la riscoperta di una connessione al tempo stesso fragile e potente.

Miriam Palumbo

BUFFER ZONE F/W 27-28

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BUFFER ZONE esplora il corpo sottoposto a un continuo sovraccarico digitale. Viviamo circondati da notifiche, immagini e informazioni che generano una condizione costante di pressione. Il progetto indaga l’adattamento: l’abbigliamento diventa una seconda pelle, un sistema intermedio tra il corpo e l’ambiente. Le imbottiture funzionano come zone di buffering, creando distanza, protezione e isolamento. Le superfici termocromiche reagiscono al calore corporeo e diventano metafora della saturazione, mentre le costruzioni a forma di crepa rendono visibili sul capo tensione e instabilità. Nero e grigio esprimono densità e sovraccarico, mentre verde acido e fucsia agiscono come segnali digitali di allerta. BUFFER ZONE non propone una soluzione: racconta un corpo costretto ad adattarsi agli stimoli continui costruendo intorno a sé un sistema di protezione.

Nicole Cornicelli

Residui dell’Essere, no season, genderless, 2026

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Una crepa nel cemento, una lacrima che scivola su un volto, un cielo carico di nuvole. Sono i segni che il dolore e lo stress lasciano lungo il nostro percorso, consumando silenziosamente l’energia necessaria per affrontare la quotidianità. Eppure, proprio da queste fratture nasce la possibilità di trasformazione. Attraverso case abbandonate, muri segnati dal tempo e fiori spezzati, il decadimento si rende visibile, mentre la natura diventa simbolo di rinascita. Poi, una gentilezza inaspettata—un sorriso, un gesto, un fugace istante di bellezza—si insinua nelle crepe, come un seme che attecchisce in un terreno arido. L’oscurità si dissolve lentamente, aprendo la strada alla rifioritura. Le cicatrici diventano simboli di memoria, saggezza e resilienza, anziché di sconfitta. Ogni rovina diventa terreno fertile per un nuovo inizio. La collezione celebra la capacità di superare le avversità e rinascere dalle proprie ferite.

Tatiana Grach

Pravda FW 25

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Leggende urbane sovietiche. Fake news dell’era della perestrojka sul fatto che Lenin fosse un fungo. 1984 di George Orwell. Architettura sovietica. Moda sovietica. Il giornale di propaganda sovietico “Pravda”. In russo, Pravda significa verità. Cos’è la verità? Chi la decide? Volumi esagerati. Stampe audaci. Colori sgargianti. Un universo distopico di ribellione totale. Anarchia. Disprezzo per le regole.

Antonio Rotolo

Prima che la materia ceda 2026

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Un istante. Poi, l’esplosione. Li nasce la fusione. Un insieme di forze contrapposte attratte da un’immagine unificata.  Una donna che diventa particella e reazione, protone e elettrone, attrazione e repulsione.  Così come la fotografia di Gary Winogrand dove la donna viene colta nel momento esatto in cui perde il controllo della propria immagine, nella sua distrazione. È lì che diventa magnetica, non posa, accade.   Un’esplosione che non è la fine, ma l’inizio di una danza silenziosa in cui le contrapposizioni si abbracciano.

Francesco Caforio

“Parure D’Exuvie” (2026)

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Parure d’Exuvie racconta la storia di ciò che la società ha imparato a schiacciare: le donne, creature fragili, forme di bellezza considerate imperfette o indesiderabili. La collezione nasce dall’incontro tra il fascino decadente dell’Art Déco e l’universo enigmatico dell’entomologia, due mondi sospesi tra attrazione e rifiuto, splendore e vulnerabilità. Gli insetti, spesso associati al disgusto o all’insignificanza, diventano simboli di forza, adattamento e rinascita e, al tempo stesso, materia per la costruzione degli abiti: gli esoscheletri si traducono in strutture e volumi, le segmentazioni anatomiche in stratificazioni e tagli, le texture biologiche in superfici e dettagli. L’exuvia, fragile involucro abbandonato durante la muta, diventa metafora di trasformazione: ogni silhouette accompagna il corpo nel passaggio tra ciò che è stato e ciò che sta per diventare. Parure d’Exuvie trasforma il rifiuto in desiderio, la fragilità in potenza e la muta in ornamento.

Gabriele Prandini

Non parto, non resto.. 2026

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“Non parto, non resto…” nasce dalla tensione tra movimento e permanenza: un territorio grigio, sospeso, da cui prende forma una profonda inquietudine interiore, il desiderio di fuggire senza sapere cosa si potrà ritrovare al ritorno. La collezione traduce questa condizione in una ricerca sartoriale sui volumi, capaci di suggerire visivamente una forma per poi rivelarne un’altra. Superfici in PVC lattiginoso attraversano i capi, velando la percezione e confondendo il pensiero. Ogni pezzo conserva la traccia di un gesto interrotto: pieghe, tagli, sovrapposizioni e pois diventano la memoria materica di questa sospensione. Il capo, quindi, non rappresenta un luogo, ma la condizione di chi continua a cercarne uno.

Mattia Siciliano

CHAPITEAU 2026

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CHAPITEAU nasce dall’incontro tra il mio percorso progettuale e la storia della mia famiglia, profondamente legata al mondo circense. Provenendo da una famiglia di artisti circensi, la cui attività è proseguita fino alla generazione di mio nonno, ho ereditato frammenti di questo mondo attraverso racconti, fotografie e immagini. Pur non avendolo vissuto direttamente, questa memoria frammentaria ha alimentato la mia curiosità verso una tradizione la cui trasmissione si è interrotta con la fine dell’attività circense della mia famiglia. I Clowns di Federico Fellini, in particolare la scena finale che rappresenta la morte del clown, è diventato un riferimento fondamentale per riflettere sulla fragilità dei mestieri e dei saperi tramandati attraverso la pratica, nonché sul rischio della loro scomparsa. Attraverso le figure del Clown Bianco e dell’Augusto, la collezione esplora il rapporto tra memoria e trasformazione, ordine e imperfezione, controllo e spontaneità. Il loro contrasto esprime il potenziale creativo dell’errore, della riparazione e della sperimentazione. Più che rappresentare semplicemente il circo, CHAPITEAU lo utilizza per indagare il valore del fare. Gli abiti diventano oggetti capaci di conservare le tracce del processo creativo, trasformando il sapere artigianale in una forma di memoria attiva: un patrimonio vivo, capace di evolversi e assumere nuove forme senza perdere il legame con le proprie origini.

Annachiara Rabito

“Nautical Remembrances” 2026

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“Nautical Remembrances” è un momento di quiete, plasmato dal mare e dai ricordi che porta con sé. Il mare diventa un paesaggio figurativo di riflessione, memoria e introspezione. Evoca l’atmosfera dei vecchi traghetti, dei marinai e delle donne che viaggiano: figure in movimento circondate dal vento, dal silenzio e dai rituali silenziosi di un viaggio. I capi si muovono tra protezione ed esposizione, uniformità e intimità. I riferimenti al mondo marinaresco vengono ammorbiditi e decostruiti, mentre l’intimo emerge dagli strati come un gesto ricorrente di vulnerabilità e riconoscimento del vero sé. Un’influenza di “Martin Eden” di Jack London, il mio libro preferito, attraversa la collezione, in particolare nella sua ricerca inquieta dell’identità e nel desiderio di diventare qualcun altro. “Nautical Remembrances” esplora ciò che accade quando il movimento si ferma, i ricordi riaffiorano e l’individuo rimane solo con se stesso. È una collezione che parla di nostalgia, introspezione e della fragile sensazione di riconoscersi nuovamente.

Sara Madella

Fare e Disfare, 2026

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La collezione si intitola “Fare e disfare” e nasce da una ricerca sul ready-made e sul decostruttivismo. L’attenzione si rivolge al valore nascosto dell’oggetto apparentemente anonimo o ordinario. In questo percorso di ricerca mi sono avvicinata al lavoro dei fratelli Castiglioni, ispirandomi al loro modo di valorizzare l’oggetto senza cancellarne l’identità e l’origine, mettendone in luce anche la bellezza delle forme. Da qui nasce il legame con il decostruttivismo: scomporre qualcosa per leggerne la struttura, le tracce, la memoria, e poi ricomporlo in una forma nuova. Nella collezione questo pensiero si traduce attraverso tagli, pieghe e asimmetrie, come se l’abito fosse il risultato di un processo continuo di costruzione e decostruzione.

Matilde Bonechi

La Forma del Sentire 2026

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La collezione nasce da una riflessione sul rapporto tra abito, corpo e identità, a partire da Umberto Eco e dal concetto espresso nel saggio Pensiero lombare, in cui il vestito viene interpretato come una sorta di protesi del corpo, capace di modificarne confini, percezione e presenza nello spazio. La ricerca unisce due riferimenti principali: i capispalla civili tra fine Ottocento e inizio Novecento, caratterizzati da strutture rigide e autorevoli, e i maglioni Aran dei pescatori, nati come protezione dalle condizioni climatiche. Questi codici vengono reinterpretati attraverso volumi oversize, pieghe profonde, proporzioni amplificate e trecce ingrandite. I materiali rafforzano il contrasto tra forza e sensibilità: denim e texture workwear dialogano con lana chunky e tessuti artigianali a telaio. La palette, composta da panna, grigio e denim, è attraversata da rosa e dégradé più emotivi. La collezione propone così una mascolinità contemporanea in cui forza e vulnerabilità convivono, e l’abito diventa protezione, estensione del corpo ed espressione dell’identità.

Anna Mignolli

Anamnesi Familiare 2026

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“Anamnesi Familiare” è usata in medicina per indicare la raccolta di informazioni sulla storia clinica dei familiari per conoscere la propria identità biologica. Diventa una metafora per una nuova indagine, cercare di ricostruire le origini della propria identità attraverso i ricordi, frammenti del passato: gesti, oggetti, simboli, tradizioni. Tutto ciò che ha radici profonde dentro di noi. Il progetto esplora il legame tra la memoria e la crescita personale attraverso i ricordi familiari. Il concetto è ispirato al libro “Lessico Familiare” di Natalia Ginzburg, nel quale si sottolinea che ogni famiglia costruisce un linguaggio fatto di parole, gesti, modi di dire comprensibili solo a loro e che vengono tramandati. L’idea chiave della tesi è che la memoria non è solo un archivio ma un serbatoio di possibilità; non un luogo in cui rifugiarsi ma una base da cui partire per costruire qualcosa di nuovo.

Francesca Maria Pagone

Materials From Eden

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Materials from Eden è una collezione di maglieria Autunno/Inverno che celebra la natura come la forma più alta di design, guidata da evoluzione, adattamento e dallo scorrere del tempo. Il concept si ispira al mito del giardino dell’Eden: un paesaggio etereo in cui luce, materia e vita coesistono in perfetta armonia. Eden smette di essere un’utopia lontana e diventa la celebrazione della Terra come espressione più pura e viva della creazione. La ricerca si concentra sull’essenza materiale di questo paradiso. La natura è un motore creativo inesauribile, capace di plasmare strutture e texture straordinarie: dalla delicatezza impalpabile di una ragnatela alla solida forza della roccia. Attraverso la maglieria, la collezione traduce questa ricchezza tattile in volumi, strati e contrasti cromatici. Forme e lavorazioni trasformano il mito in un’esperienza sensoriale concreta, ricordandoci che il vero paradiso è già qui, nella materia che ci circonda.

Corinne Zanini

NIDUCORA 2026

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L’abilismo decide quali vite meritano spazio e quali devono essere corrette o normalizzate. I corpi non conformi vengono resi funzionali, adattati a un sistema che non li contempla. NIDUCORA nasce dall’osservazione delle pratiche animali: dal modo in cui gli animali manipolano la materia. Il gesto animale e quello umano si incontrano nella necessità di costruire un rifugio. Quando lo spazio è negato il nido diventa riappropriazione. Ogni strato è cura, memoria, adattamento. Rivendicare il nido significa rivendicare il diritto di occupare spazio e di esistere nella propria vulnerabilità.

Laia Genís Viader

Sarde Collection 2026

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Sarde è una collezione womenswear che nasce dal mio legame personale con la Costa Brava e traduce i suoi paesaggi, le sue tradizioni e i miei ricordi in silhouette contemporanee e superfici lavorate artigianalmente. La collezione esplora il rapporto tra il Mediterraneo e la vita che lo circonda, ispirandosi alle reti da pesca, alle texture marine, alla vegetazione costiera e ai colori e movimenti dell’acqua. L’artigianalità diventa parte integrante del linguaggio progettuale attraverso ricamo Lunéville, lavorazioni manuali con perline, ricamo con nastri di seta, crochet, maglieria e manipolazione tessile. Silhouette fluide e drappeggiate dialogano con elementi più strutturati, mentre tessuti trasparenti sovrapposti evocano le diverse tonalità e profondità del mare. Sarde trasforma questi riferimenti attraverso materia, texture e costruzione, creando un’interpretazione personale dell’identità mediterranea nel womenswear contemporaneo.

Giorgio Maria De Lucia

Where the spirit meets the bones – 2026

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Radicata nella nostalgia, la collezione esplora le tracce che il tempo lascia dietro di sé. Archivi di famiglia, tessuti ereditati e tappezzerie diventano frammenti di un paesaggio personale, portando con sé ricordi di luoghi, gesti e atmosfere familiari. Rielaborati attraverso uno sguardo contemporaneo, questi elementi danno vita a un archivio emotivo in cui passato e presente si confondono. La nostalgia diventa un modo per preservare ciò che sta svanendo, permettendo al tempo stesso alla memoria di assumere una nuova forma.

Gaia Karabits

In the tree, 2026

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“Nell’albero” esplora l’evasione dalla realtà come forma di rifugio e, allo stesso tempo, di prigionia. Il progetto nasce dall’immaginazione come spazio di protezione: un mondo privato in cui ritirarsi quando la realtà esterna diventa opprimente. L’albero è la metafora centrale di questo rifugio: un luogo dell’infanzia, un corpo protettivo, una soglia tra realtà e immaginazione. Ma il rifugio può trasformarsi in una prigione. Ciò che inizialmente protegge può isolare, e il desiderio di fuga può diventare una forma di alienazione. La collezione traduce questa trasformazione attraverso l’abito: da silhouette morbide, intime e protettive a forme progressivamente più rigide, distorte e costrittive. Il contrasto tra comfort e disagio, protezione e costrizione, racconta il momento in cui uno spazio sicuro si trasforma in una trappola.

Michele Fascetta

Lovd-Rizu

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LOVD — Rizu
LOVD nasce dall’esigenza di dare voce a tutto ciò che spesso teniamo dentro: al dolore, alle ferite, alle difficoltà e ai conflitti che ci accompagnano. Racconta guerrieri erranti, figure che non hanno ancora trovato il proprio posto nel mondo e che, attraverso il proprio percorso, cercano una voce e una forma per esprimersi. Le loro corazze diventano metafora di protezione, mentre lacerazioni, stratificazioni e superfici vissute raccontano ciò che si nasconde al loro interno. Denim e pelle vengono trasformati attraverso lavorazioni manuali, lavaggi, cere e aerografie, diventando materia nuova, proprio come il dolore può trasformarsi in qualcosa di diverso. LOVD parla della forza di rialzarsi, di trasformare le proprie ferite in identità e di continuare a cercare il proprio posto nel mondo, con la speranza di costruire un futuro migliore.

Francesca Mirandola

TRACCE – 2026

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La collezione prende forma dalla reinterpretazione dell’uniforme militare, intesa come espressione di ordine, appartenenza e identità. Attraverso la sperimentazione materica, superfici e materiali rendono visibili tracce, imperfezioni e memoria, trasformando il vissuto in linguaggio. La costruzione dialoga con una materia che porta in superficie ciò che normalmente resta nascosto, ridefinendo un nuovo concetto di perfezione. L’ordine appartiene alla forma, le tracce raccontano.

Marco Aprile

MONDAI, Tobi or not Tobi, 2025

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MONDAI: Tobi or not Tobi nasce dall’incontro tra abbigliamento tecnico da lavoro e streetwear contemporaneo, indagando l’universo visivo e simbolico dei Tobi Shokunin (鳶職人), gli artigiani edili giapponesi noti per operare acrobaticamente ad altezze elevate. Lontano dall’omologazione del techwear standardizzato, il progetto riscopre la dignità dell’uniforme da lavoro e la filosofia dello “shokunin kishitsu” (spirito dell’artigiano), inteso come dedizione al mestiere, precisione costruttiva e rispetto della materia. L’iconica silhouette ampia e funzionale dei pantaloni tobi viene reinterpretata attraverso la sartorialità italiana contemporanea, calibrando volumi scultorei ed ergonomia dinamica. La collezione traduce l’eredità storica e l’etica del lavoro manuale giapponese in un guardaroba dal design rigoroso, durevole e identitario, dove ogni capo porta con sé una memoria collettiva, una postura e un profondo senso di equilibrio tra corpo e spazio.

Alice Vitali

Hoards 2026

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Il progetto di collezione HOARDS è la traduzione pratica di una ricerca teorica sull’eccesso di immagini e sull’alienazione dello sguardo nell’era contemporanea. Partendo dall’idea di scarto, inteso non come errore ma come residuo intrinseco all’accumulo, la ricerca trasforma la fragilità del flusso visivo in una densità tangibile di peso. Mediante pratiche di prelievo d’archivio, l’azione sartoriale diventa un montaggio e una risignificazione: l’immagine si libera della sua funzione decorativa per diventare un elemento plastico. L’abito smette di essere un involucro passivo e si afferma come un archivio incarnato e un dispositivo di fermata critica. Contrastando la naturale fluidità del movimento con forme monumentali e restrittive, la collezione obbliga il corpo a sperimentare l’attrito, riscattando l’iconografia dimenticata dalla sua latenza e restituendole una presenza radicata nello spazio.

Angelica Basile

Vintage Tale

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Vintage Tale reinterpreta elementi familiari delle case delle nostre nonne attraverso una prospettiva romantica e contemporanea. Centrini, nappine e tappezzerie vintage floreali vengono estratti dal loro contesto tradizionale e trasformati in elementi distintivi dei capi. Ogni look incorpora autentici elementi vintage, abbracciando l’upcycling sia come approccio creativo sia come modo per dare una nuova vita a materiali già esistenti. Attraverso il contrasto tra nostalgia, silhouette contemporanee e dettagli femminili, la collezione porta al presente frammenti della memoria domestica, trasformando ciò che è familiare quotidiano in qualcosa di prezioso, espressivo e indossabile.

Elisabeth Virginia Sentosa

“Fading Echoes of Us” 2026

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“Fading Echoes of Us” nasce da un pensiero semplice: gli amici immaginari esistono solo per un determinato periodo. Arrivano silenziosamente, diventano una parte importante dell’infanzia e poi, altrettanto silenziosamente, scompaiono. Ma scompaiono davvero, o cambiano semplicemente forma? La collezione esplora l’amico immaginario come metafora della natura fugace dell’infanzia, dell’innocenza, della meraviglia e della libertà emotiva. Crescere significa perdere parti di noi stessi mentre viviamo esperienze per la prima volta. Sebbene persone, relazioni e ricordi possano scomparire fisicamente, non ci lasciano mai davvero: diventano parte di ciò che siamo. Ispirata a “Nothing Gold Can Stay” di Robert Frost, la collezione interpreta l’impermanenza non come qualcosa di tragico, ma come ciò che rende certe esperienze significative. Attraverso il rapporto tra chi indossa il capo e l’amico immaginario, “Fading Echoes of Us” esplora lo spazio tra presenza e assenza e come ciò che abbiamo amato possa continuare a vivere dentro di noi, anche dopo essere svanito

Cosimo Emanuel Lorenti

Luci, ombre e misteri

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Come ogni collezione, tutto nasce da un’ispirazione casuale, da un momento, da un colore, da un profumo. Più mi addentro nella costruzione, più inizio a immedesimarmi nelle mie creazioni e a immaginare le storie che si nascondono dietro ogni singolo cappello. Il lavoro manuale mi permette di entrare in contatto profondo con ogni creazione. Ogni cappello prende lentamente forma, sviluppando una propria identità e una propria anima, in attesa di incontrare la persona a cui apparterrà. In questa collezione ho voluto raccontare l’immaginazione come uno scintillio primordiale, un piccolo bagliore da cui tutto ha origine. Uno scintillio che lentamente si addentra nell’ombra, dove si cela un mistero e un’anima ancora da scoprire. Ogni cappello porta il nome di un’opera o di un’entità, come se appartenesse all’animo stesso della creazione. Così, ogni cappello diventa più di un oggetto, una presenza, una storia, un frammento di immaginazione in attesa del suo incontro.

Cristian Baracca

”Chi” 2026/h3>

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La collezione trae ispirazione dall’immaginario giapponese e, in particolare, dal mondo degli yōkai. Al centro della narrazione c’è la storia di una creatura che, dopo la perdita di una persona cara, intraprende un viaggio di trasformazione: dal buio più profondo alla riconquista della luce. Durante il suo percorso, affronta diversi demoni, ognuno incarnazione di un’emozione universale: rimpianto, dolore, fragilità e rabbia. A farle da guida c’è una farfalla, simbolo di cambiamento e rinascita, che evolve insieme a lei nel corso del racconto. Questo viaggio interiore si riflette nella collezione attraverso una graduale transizione visiva e materica: dai colori scuri a quelli luminosi, dai tessuti pesanti e avvolgenti a materiali leggeri e trasparenti, fino a evocare la completa metamorfosi.

Daniele Dargenio

COLLECTION 1 – 2026

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A differenza di una collezione convenzionale, questo progetto non è nato sulla carta tra bozzetti o disegni tecnici: è partito da zero. Ho scelto un approccio del tutto differente e sperimentale rispetto al metodo imparato durante gli studi. Sono partito da una ricerca iniziale sui volumi e dettagli affascinanti; poi ho messo via tutto, affidandomi unicamente all’immaginazione. È iniziato così un percorso durato mesi, in cui ogni idea è passata direttamente dalla mente al tavolo da modello, fino al taglio, alla confezione e alla finitura a mano, inserendo talvolta modifiche ad ogni step del percorso. Per concentrare l’attenzione solo su forme, volumi e texture senza la distrazione del colore, ho scelto di lavorare solamente il nero. Attraverso questo approccio ho sperimentato tagli d’impatto ma che rimanessero indossabili anche nella vita quotidiana, valorizzando elementi di recupero di alta qualità, da delicati pizzi a bottoni unici in madreperla e legno.

Joey Lorenzon

“Il genio è bambino” 2026

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Il genio è bambino. La collezione nasce dall’idea di guardare il mondo con gli occhi di un bambino: curiosi, liberi e ancora estranei al peso delle aspettative. Un bambino non cerca la perfezione, non conosce regole da rispettare e non teme di sbagliare. Sperimenta, prova, cambia, ricomincia. E proprio dall’errore e dall’imprevisto possono nascere cose inaspettate. “Il genio è bambino” è un invito a riscoprire quella libertà creativa che esiste prima dei limiti che impariamo a darci. La collezione prende forma attraverso la sperimentazione tessile e materica, giocando con materiali, texture, forme e tecniche senza la necessità di seguire un risultato prestabilito. L’errore diventa così parte del processo creativo: non un limite, ma una possibilità. Perché alcune idee nascono proprio quando smettiamo di cercare ciò che è giusto e ci concediamo di provare.

Alessia Pandolfi

IKIGAI-SLOW// PRÊT-À-COUTURE – 2025

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In un mondo dominato dalla fast fashion, Ikigai – Slow Prêt-à-Couture celebra la lentezza come scelta consapevole e omaggio alla pazienza, invitando a riscoprire il valore del tempo, delle persone e della nostra casa: il pianeta. Al centro della collezione vivono Ikigai, la ricerca di ciò che dà senso all’esistenza, e festina lente, l’invito ad “affrettarsi lentamente”. Due visioni che condividono una stessa idea di tempo: non correre verso ciò che verrà, ma dare valore a ciò che accade nel presente. Rallentare diventa così un gesto capace di restituire significato al fare. Da questo pensiero nasce l’incontro tra sartoria italiana e tradizione tessile giapponese. Il Made in Italy incontra il denim giapponese selvedge, fondendo costruzione sartoriale, geometrie essenziali, rigore e fluidità. Il capo non è pensato per essere consumato, ma vissuto: cambia con il corpo, si trasforma nel tempo e conserva tracce, esperienze e memoria. Ogni capo diventa così un diario del tempo, una connessione tra passato, presente e futuro, nel rispetto dell’uomo e della Terra. Da questo pensiero nasce l’incontro tra Made in Italy e tradizione giapponese. Oltre al tessuto, il dialogo prende forma nelle silhouette, dove linee, volumi e costruzioni dei due mondi si incontrano e si trasformano, creando un equilibrio tra rigore sartoriale italiano e fluidità giapponese.

Laura Enrico

As The Wind Touches by Laura Enrico, 2026

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Nella mia collezione As The Wind Touches, ho esplorato la tensione tra il visibile e l’invisibile, concentrandomi su persone che la società spesso ignora: il Senzatetto, la Prostituta, l’Orfano e il Carcerato. Le loro vite esistono in un fragile equilibrio tra presenza ed emarginazione, plasmate dall’instabilità e dalla ricerca di un senso di appartenenza. Al centro del lavoro vi è l’idea della “Forma del Vento”: una forza invisibile che, così come il vento modella i paesaggi, rappresenta la silenziosa pressione delle norme sociali e delle aspettative culturali, che continuamente plasmano e consumano le vite umane.

Rita Rosati

Between character and caricature

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Venezia, una delle città più famose al mondo per la sua conformazione unica e per il suo fascino giocoso. La collezione si ispira proprio all’architettura tipica delle facciate sui canali e al suo celeberrimo Carnevale. Le colonne, gli archi e gli intricati ghirigori si reinterpretano in silhouette moderne e volumi quasi caricaturali. Il carnevale di Venezia nasce dall’esigenza di donare un momento di svago alla popolazione liberi da ogni sorta di limitazione, soprattutto quella economica. Per questo i tessuti scelti, ovvero denim e cotone, fanno da accessorio nel racconto delle tradizioni di questa città. Sono infatti spesso tessuti associati ai lavoratori e al ceto basso. Dalla combinazione di questi due tessuti, apparentemente semplici, nascono poi tutta una serie di contrasti che richiamano l’effetto dei palazzi che si protraggono dall’acqua dei canali, grazie a tagli particolari, accostamenti di colore, cuciture in rilievo o impunture in risalto. Così la collezione vuole unire tradizione e modernità, presentando un’estetica che rispecchi la vitalità dell’Italia.

Martina Sala

“Il fine giustifica i mezzi” s/s 2027

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La collezione nasce dall’immaginario delle carte da gioco e dal dinamismo strategico del Machiavelli, trasformando simboli ludici in metafore contemporanee del potere. Ogni elemento diventa una mossa, un segno, una dichiarazione: un equilibrio instabile tra fortuna e calcolo, che riflette i meccanismi invisibili dei giochi di potere nella società odierna. Ogni capo rappresenta una carta da gioco ed ogni carta rappresenta la specifica condizione sociale di un individuo. Si tratta di una collezione upcycled primavera/estate, tutti i tessuti usati infatti provengono da vecchi indumenti o da tessuti deadstock

Yiru Zhang

mago di oz 2026

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Scegliere:Ogni scelta è come provare un ruolo.Le scarpe puntano in lontananza, mentre noi restiamo sulla soglia,esitando a fare il primo passo. Diventare: Gli abiti plasmano la forma,gli specchi plasmano l’identità. Ci esercitiamo a sorridere davanti allo specchio, imparando a diventare ciò che la società si aspetta da noi. Caos: Con il moltiplicarsi dei ruoli,il sé inizia a sfumare. L’identità si gonfia come un palloncino, il corpo viene inghiottito dagli ornamenti e gradualmente perdiamo la nostra forma nella performance. Oz: Il vero me Oz non è mai esistito lontano; era sempre nascosto in fondo all’armadio. Ci togliamo le maschere, solo per scoprire che tutti i personaggi erano solo un’altra recita.

Fabiana Anzaldo

Tlālli 2026

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TLALLI — Origine, Appartenenza, Rigenerazione
Ispirata al concetto di Tlalli, la collezione esplora il rapporto tra terra, memoria e identità attraverso materiali e artigianalità. L’huinumo (aghi di pino), una pratica che mi ha insegnato mia nonna, diventa la principale fonte d’ispirazione per manipolazioni tessili che esprimono radici, appartenenza e continuità del sapere tramandato. Filati di lana e materiali selezionati uniscono texture naturali, tecniche artigianali e design contemporaneo. Attraverso l’artigianalità italiana, l’utilizzo di materiali locali e pratiche produttive etiche, la collezione celebra il valore degli artigiani e le storie che raccontano attraverso il loro lavoro.

Matteo Nardi

Sexual Ballad fall winter 26/27

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La collezione indaga il corpo come territorio in continua mutazione, in cui il genere si disfa, si reinventa e si mette in scena. Il progetto si ispira al concetto di performatività di genere di Judith Butler e agli immaginari di Nan Goldin (The Ballad of Sexual Dependency), Chantal Regnault e Leigh Bowery, esplorando il corpo queer come spazio di espressione, ambiguità e trasformazione identitaria. La decostruzione e l’upcycling diventano strumenti progettuali e gesti simbolici: i capi vengono smontati, modificati e ricomposti, rendendo visibili strutture e stratificazioni. Attraverso l’uso stampe ispirate ai pizzi, imbottiture e volumi ampliati, la materia tessile interviene sulla silhouette, alterandone la percezione. La collezione propone così un corpo aperto alla metamorfosi, alla molteplicità e alla continua riscrittura della propria identità.

Michele Zazzeroni

BALANCE

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BALANCE esplora la coesistenza di emozioni contrastanti nell’esperienza umana. Gioia e tristezza, forza e vulnerabilità, calma e caos non si annullano, ma convivono in una continua ricerca di equilibrio. La collezione traduce questa tensione interiore attraverso contrasti di volumi, texture e costruzioni: la morbidezza incontra la struttura, la fluidità dialoga con la geometria e gli elementi delicati si confrontano con forme decise e scultoree. BALANCE celebra la complessità emotiva, trasformando il contrasto in armonia e permettendo a sentimenti opposti di convivere come parti diverse della stessa identità.

Riccardo Serra di Santa Maria

MERZ.

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MERZ. nasce dalla riflessione sulla bellezza come costruzione e dal dialogo tra l’assemblaggio dadaista di Raoul Hausmann e il metodo Merz di Kurt Schwitters. La collezione traduce questi principi in un sistema costruttivo contemporaneo, in cui la forma dell’abito nasce dalla relazione tra superficie, piega e corpo. I capi sono sviluppati a partire da superfici tessili essenziali, prevalentemente in seta, che vengono piegate, compresse e sovrapposte per generare volumi e silhouette. Le pieghe vengono stabilizzate attraverso un sistema di hardware metallici, utilizzati come elementi strutturali per fissare le tensioni e trasformare il tessuto in una forma permanente. Le superfici vengono inoltre trattate attraverso tecniche di tintura e Shibori, ottenendo variazioni cromatiche e texture generate direttamente dalla manipolazione della materia. Il risultato è una collezione in cui costruzione, materia e funzione coincidono: ogni elemento partecipa alla definizione della forma, mentre un sistema costruttivo replicabile permette di sviluppare diverse silhouette e variazioni a partire dallo stesso principio progettuale, mantenendo coerenza nella produzione.

Marco Sabatini

New Genesis 2026

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L’obiettivo della collezione è immaginare una “Eve 2.0” che mette piede sulla superficie del Pianeta Rosso, entrando in relazione con questo nuovo territorio alieno. “Eve 2.0” non fugge dalla Terra per dimenticare il proprio passato, ma lo porta con sé e lo reinterpreta attraverso nuove forme. Questa idea di reinterpretazione del passato si estende anche ai materiali. Una parte della collezione è sviluppata utilizzando tessuti da stock, reintrodotti in un nuovo contesto anziché essere destinati allo scarto. Materiali già esistenti acquisiscono una seconda vita attraverso nuove silhouette, costruzioni e combinazioni, entrando a far parte di un nuovo linguaggio visivo e funzionale. Le forme e le silhouette prendono ispirazione dalle opere di Ruth Asawa, che sembrano sospese in un equilibrio costante tra organico e inorganico, leggerezza e densità. Come nelle sculture di Asawa, la bellezza della collezione nasce dalla tensione tra fragilità e resilienza, vuoto e forma, diventando il simbolo di un nuovo inizio.

Marta Fancello

Duende del Alma

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Duende del Alma esplora la trasformazione del dolore in bellezza, celebrando l’eleganza come espressione dell’anima. La collezione unisce l’intensità spagnola alle mie radici sarde, trasformando memoria e fragilità in forza creativa. Raichinas (“radici”): Abito dominato dal dinamismo delle frange sarde, cucite a mano, e dai volants in organza di seta d’ispirazione spagnola. Alba: Abito sartoriale nude in cotone, definito da una cascata di ruches e volants che scolpiscono la silhouette. Un inno alla purezza della forma e alla sartorialità. Lina: Abito a sirena in pizzo nero a collo alto, impreziosito da gonna e ruches in organza di seta cucite a mano. Una dedica a mia nonna, alla sua passione per il pizzo e a un’eleganza d’altri tempi. Una linea che fonde memoria, scultura e tradizione in storie da indossare, capaci di emozionare.

Marta Lanteri

A se viemmü a-u mercaü

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Questa collezione trae ispirazione dall’antica attività familiare di creazione e vendita di ombrelli nei mercati degli anni Settanta. I tessuti scelti sono broccati che riprendono i motivi originali degli ombrelli che trasformano i capi in un racconto di artigianalità e memoria. I volumi sono progettati per richiamare la forma iconica dell’ombrello aperto: ampie cupole e archi si traducono in gonne svasate e giacche strutturate, mentre pieghe e triangoli creano giochi di forme che imitano la tensione e la geometria delle stecche e dell’ombrello. Le stecche metalliche, fondamentali nella costruzione degli ombrelli, vengono reinterpretate come elementi strutturali e decorativi, conferendo ai capi movimento e un’estetica quasi scultorea. Attraverso questi dettagli, la collezione celebra non solo l’oggetto funzionale, ma anche la sua eleganza e la protezione che offre, evocando le atmosfere vivaci dei mercati e la poesia di un mestiere tramandato di generazione in generazione.

Alessia Borsini

Between The Threads SS 27

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Collezione Donna Primavera/Estate. Tra le Trame è una collezione donna Primavera/Estate composta da cinque look, ispirata ai ricordi d’infanzia e al legame con la cultura italiana, in particolare con la figura della nonna. La collezione nasce da oggetti familiari della tradizionale casa italiana: centrini fatti a mano, lenzuola ricamate, pizzi e tessuti accuratamente conservati nei cassetti e tramandati di generazione in generazione. Semplici oggetti della quotidianità che, con il passare del tempo, diventano frammenti di memoria e raccontano la storia delle donne di una famiglia. Questi elementi vengono estratti dal loro contesto domestico e trasformati in moda contemporanea. Centrini e tessuti vintage vengono riutilizzati, tagliati, sovrapposti e ricostruiti per creare nuove forme e volumi. Le loro texture e i ricami rimangono riconoscibili, mentre la loro funzione originaria cambia: ciò che un tempo apparteneva alla casa diventa parte del capo d’abbigliamento. I cinque look seguono un percorso dalla memoria alla trasformazione, portando la delicatezza dei tessuti tradizionali in dialogo con silhouette moderne e strutturate. Il risultato crea un contrasto tra passato e presente, fragilità e forza, tradizione e contemporaneità. La collezione è pensata per una donna giovane e contemporanea, indicativamente tra i 20 e i 35 anni, curiosa, creativa e interessata a una moda dalla forte identità artistica. Cerca capi che abbiano una storia e un significato, apprezza l’artigianali

alice olivieri

where’s dog at?

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Negli ultimi anni ha preso piede il fenomeno dei “dog parents” per il quale il cane viene trattato come un figlio. Questo fenomeno si scontra con la realtà fuori dalle mura domestiche dove i cani sono animali e, in quanto tali, gli vengono preclusi accessi e servizi. Questa dissonanza, tra la realtà interna e la realtà esterna, crea malessere in molti “genitori di cani” ed è da questo presupposto che nasce il mio progetto: “Where’s dog at?”. Questa collezione, pensata per quei momenti della giornata in cui il cane non può essere presente (es. lavoro ), si pone l’obbiettivo di ‘accorciare’ questa distanza attraverso l’inserimento del pelo di cane negli abiti. Ogni capo della collezione ha del pelo di cane inserito tramite agugliatura, imbottitura o filatura.

Beatrice Oliva

“PERSISTENCE” SS 2027

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PERSISTENZA nasce dall’osservazione di un gesto quotidiano e primordiale: il passo. Nel momento stesso in cui il piede si muove, la materia attorno al corpo reagisce. È la stessa intuizione che si ritrova nella scultura di Antonio Canova, Danzatrice con i cembali: il passo della figura genera una vibrazione che si propaga nei drappeggi e nelle pieghe del marmo, catturando il corpo nell’istante del movimento. Il gesto impresso nella materia continua a risuonare anche quando l’azione si è conclusa. La collezione Donna SS27 traduce questo dialogo tra impercettibile e scultoreo per una donna contemporanea, sofisticata e attenta alla ricerca. La sequenza del movimento prende forma attraverso volumi ampi, architetture verticali, stratificazioni e superfici plissettate, che rievocano le forme canoviane congelate nel tempo. La gabardine di cotone compatto dona struttura e rigore scultoreo, mentre il plissé e l’organza introducono leggerezza e trasparenza. La palette sfuma tra grigio, azzurro e verde. IL PASSO FINISCE. LA SUA TRACCIA PERSISTE.

Andrea Giudi Zucchiatti

L’eleganza geometrica

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Eleganza Geometrica Eleganza Geometrica nasce dallo studio e dalla reinterpretazione di alcune forme geometriche, in particolare cerchio e triangolo, riprese sui capi attraverso tagli e costruzioni modificati che ne richiamano le forme senza riprodurle letteralmente. La collezione si sviluppa attraverso un contrasto tra sensualità ed eleganza, con capi caratterizzati da tagli netti e precisi e da un gioco di vedo e non vedo, che lascia intravedere il corpo in maniera sofisticata. Un elemento distintivo sono i piccoli specchi, collegati tra loro tramite gancetti, che creano un particolare gioco di riflessi e di luce durante il movimento. La palette cromatica è composta da nero e fucsia, mentre i materiali utilizzati sono pizzo, duchesse e twill, scelti per creare un equilibrio tra trasparenza, struttura e luminosità. La collezione è composta da 4 look, nei quali geometria, sensualità e raffinatezza si incontrano dando vita a un’eleganza contemporanea e scenografica.

Chiara Caruso

Blue constellation 2026

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Cinque capi. Un universo da indossare. Blue Constellations trasforma il denim riciclato in una nuova costellazione urbana, pensata per donne che non seguono i sentieri tracciati da altri, ma ne creano di propri. L’iconico blu del denim diventa il punto di partenza per una collezione streetwear audace, contemporanea e impossibile da ignorare. Top e gilet sono protagonisti grazie a silhouette decise e versatili, nate dal recupero dalla trasformazione di materiali esistenti in qualcosa di completamente nuovo. Bottoni riciclati punteggiano il denim come stelle nel cielo notturno, creando inaspettati punti luce che rendono unico ogni capo e trasformano un tessuto familiare in qualcosa di straordinario. Blue Constellations • trasforma il denim riciclato in una nuova costellazione urbana, pensata per donne che non seguono i sentieri tracciati da Blue Constellations è energia, attitudine e libertà.لنا moda pensata per la città: fatta per essere mixata, reinterpretata personalizzata. Una collezione che nasce dal passato, disegnata per il presente e pronta a conquistare il guardaroba di una nuova generazione. Perché oggi il denim non è solo un classico. È una costellazione. E tu sei pronta a diventarne parte.

Viola Ferramola

Il Solito – An Italian Tradition 2026

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**Il Solito** nasce dall’osservazione del bar italiano come un piccolo teatro sociale: uno spazio quotidiano in cui generazioni, professioni e personalità differenti si incontrano e condividono, spesso inconsapevolmente, lo stesso rituale. La collezione non rappresenta letteralmente il bar attraverso caffè, tazze o oggetti familiari, ma ne traduce le dinamiche umane e spaziali attraverso il linguaggio della moda. Le diverse presenze che abitano questo luogo diventano contrasti di volumi, stratificazioni, proporzioni e aperture: strutture più ampie e architettoniche si alternano a linee fluide, mentre pannelli e sovrapposizioni definiscono nuovi rapporti tra corpo e spazio. Il bancone, elemento che separa e connette allo stesso tempo, diventa riferimento visivo per costruzione e divisione dei capi. La palette navy, crema, antracite e beige freddo esprime un’eleganza italiana discreta e senza tempo. Cinque look diventano così cinque presenze nello stesso teatro: persone diverse, un unico luogo e un rituale condiviso.

Erika Sciusco

” 9 to die ” – 2026

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Mentre stai leggendo queste righe, un colloquio sta già avvenendo. Anche se non siamo nella stessa stanza e non possiamo vederci, questo preciso istante, in cui valuti la mia candidatura, è la materia prima del mio progetto. Dopo la laurea, ci si ritrova catapultati in una giostra di colloqui dove le emozioni che ti travolgono non sono sempre positive. Tra l’entusiasmo e la voglia di farcela si insinua la paura di non essere abbastanza, l’ansia del confronto e il peso dei sacrifici. Partendo dai simboli formali dell’ufficio e dell’omologazione — la camicia, il cappotto sartoriale, il gessato — la collezione decostruisce questi elementi per trasformarli nelle tappe di un crollo emotivo, un burnout catartico. Una domanda guida l’intero processo: se nessuno ci guardasse, creeremmo lo stesso? Questa collezione è la mia risposta per dare voce a un’identità autentica.

Francesca Marinacci

AIRBORNE 500 – 2026

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L’automobile come simbolo di rinascita, costume e geniualità italiana. Questa collezione rende omaggio alla storica Fiat 500 Topolino, la vettura che ha messo su strada i sogni dell’Italia, trasformandoli in un viaggio nella storia e nell’identità del nostro Paese. Attraverso silhouette sartoriali e dettagli d’ingegneria visiva, i capi rievocano l’estetica e l’anima delle prime automobili italiane, icone di un’epoca che ha posizionato l’Italia al centro del design mondiale. La palette cromatica — guidata dal bianco, dal giallo e dal blu, dialoga con l’uso della pelle lucida, scelta per rievocare la brillantezza della carrozzeria e i riflessi del design industriale d’epoca. Elementi concettuali come l’airbag integrato non sono solo dettagli strutturali, ma veri e propri simboli di protezione e innovazione che uniscono sicurezza e alta moda. Tra nostalgia e visione contemporanea, la collezione non veste soltanto il corpo, ma racconta una storia di cultura, memoria e stile che continua a far sognare il mondo intero.